31) Mill. In difesa dell'utilitarismo.
Secondo John Stuart Mill gli utilitaristi, da Epicuro a Bentham,
sono stati oggetto di molte critiche: ma ci si dimentica spesso
che essi hanno posto i piaceri spirituali sempre al di sopra di
quelli fisici.
J. S. Mill, Che cos' l'utilitarismo (pagine 92-93).

La credenza che accetta, come fondamento della morale, l'utilit o
principio della pi grande felicit, tien per certo che le azioni
sono buone in proporzione alla felicit ch'esse apportano, e
cattive se esse tendono a produrre il contrario della felicit.
Per felicit s'intende piacere o assenza di sofferenza; per
infelicit, sofferenza e assenza di piacere. Per dare un'idea
completa della questione, bisognerebbe diffondersi pi largamente
e dire anzitutto ci che racchiudono le idee di piacere e di pena;
ma queste spiegazioni supplementari non toccano la teoria della
vita sulla quale  fondata la teoria morale seguente: il piacere,
l'assenza della sofferenza, sono i soli fini desiderabili; questi
fini desiderabili (tanto numerosi nell'utilitarismo quanto in
altri sistemi) lo sono per il piacere ad essi inerente, o come
mezzi per procurarsi il piacere e prevenire la sofferenza.
Questa teoria della vita eccita in molti spiriti una ripugnanza
inveterata perch essa colpisce un sentimento dei pi
rispettabili. Supporre che la vita non abbia fini pi alti, n
obbietti migliori e pi nobili da perseguire, che non sia il
piacere,  per essi dottrina degna di esseri inferiori, anzi
addirittura di maiali: N pi n meno di cos, or  poco, si
trattavano i discepoli d'Epicuro; ed oggi, gli avversari tedeschi,
francesi e inglesi dell'utilitarismo non usano in verit termini
di comparazione che possano dirsi pi gentili.
Gli epicurei hanno sempre risposto a questi attacchi, che non
erano essi, ma i loro avversari a presentare la natura umana sotto
una luce degradante, dato che l'accusa suppone che gli esseri
umani non son capaci di piacere, laddove ne sono capaci anche i
porci! Se la supposizione fosse vera, non la si potrebbe
contraddire, ma allora non sarebbe pi una supposizione
vergognosa: perch se le sorgenti del piacere fossero le stesse
per i maiali e per gli uomini, la regola di vita, buona per gli
uni, sarebbe del pari buona per gli altri. Il paragone della vita
degli epicurei con quella delle bestie,  degradante precisamente
per il fatto che i piaceri delle bestie non soddisfano affatto
l'idea di felicit che si  fatto l'essere umano. Gli esseri umani
avendo delle facolt pi elevate degli appetiti degli animali, ed
avendone coscienza, non considerano come felicit ci che non d
loro soddisfazione.
In verit io non considero affatto fallaci gli epicurei perch
essi hanno tirato un sistema di conseguenze dal principio
utilitario. Per far la critica del loro sistema bisognerebbe
introdurre nella discussione degli elementi cristiani e stoici. Ma
non vi  teoria epicurea di vita che non abbia assegnato ai
piaceri dell'intelligenza, dell'immaginazione e del senso morale
un valore pi grande che non ai piaceri dei sensi. Si deve anzi
riconoscere che in generale gli scrittori utilitari hanno posto la
superiorit dei piaceri dello spirito su quelli del corpo,
soprattutto nella pi grande permanenza, sicurezza, eccetera, dei
primi, cio a dire piuttosto nei loro vantaggi circostanziali che
nella loro natura intrinseca.
J. S. Mill, Pagine scelte, Facchi, Milano, 1923, pagine 8-10.
